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“Per una volta la rubrica fa uno strappo alle sue regole, per fortuna poche. Perché qui generalmente le formazioni strumentali non trovano spazio, e si preferisce dare più spazio alle parole. Ma questo disco sembra meritare di essere l’eccezione, e per la verità le parole, di tanto in tanto, ci sono. E poi ci sono pure gli scritti corsari di Pasolini, e se non è parlare quello…”.
Federico Genta – La Stampa

“Il Muro Dopo Nagasaki, un piccolo capolavoro figlio di Coltrane come dei Mogwai.”
Davide Piancone – Artists and Bands – 2009

“… Percorse da stimolazioni e “innovazioni” sperimentali, le tracce degli Scat sono tutt’altro che da snobbare, vanno centellinate con una buona dose d’interesse, …”
Massimo Sannella – Beatbopalula

“… A seguire, sono arrivati gli SCAT, che hanno veramente “spettinato” le idee ai molti presenti che si accalcano a fatica nel salone musica. Un set che ha confermato l’attuale periodo di grazia della band. …”
Meccano + Toast Fest – 30 anni di musica indipendente – 2009

“…è una musica con pochi paragoni, e questo è indubbiamente un merito (…). I musicisti (…) sono veramente bravi e meritano tutta l’attenzione possibile.”
Stefano I. Bianchi – blow up 97 – 2006

“Assoli e crescendi post-rock indirizzano atmosfere lounge nella creazione di travolgenti storie musicali. Melodie che si assorbono a livello pettorale.”
Claudia Selmi – www.rockit.it – 2005

“I Nostri sei musicisti, infatti, spaziano dal jazz alla psichedelia, dal rock al cantautorato, senza perdere colpi, dimostrando ottima tecnica strumentale ed un sempre ben accetto ecclettismo di base”.
Steve – www.munnezza.it – 2005

“…sicuramente un lavoro per palati fini, attenti alle sfumature”.
The Bokal – www.perkele.it – 2005

“…ci troviamo al cospetto di una delle più convincenti releases Italiane dell’anno, che lascia ben sperare per il prosieguo dell’attività del gruppo torinese”.
Luigi Ametta – anewland